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MERCY SHIPS SIERRA LEONE – TERZO GIORNO A BORDO DEL GLOBAL MERCY

La giornata è iniziata con la conoscenza di Clementine, una signora africana, che ha già prestato volontariato sull’Africa Mercy, e che ha sentito il bisogno di formare un gruppo all’interno della nave che si occupa di fornire assistenza morale e spirituale ai pazienti.

Siamo stati con loro nel reparto di ortopedia, abbiamo pregato con loro e abbiamo parlato con loro: è stato un momento molto intenso.

Clementine ha ricordato a quei bambini e ai loro genitori presenti che ognuno di loro è speciale e che per Mercy Ships tutti sono importanti. Ha anche proseguito spiegando che, se sono lì e possono ricevere quel tipo di cure e trattamenti, è grazie alla generosità di tante persone che con le loro donazioni li aiutano da lontano e fanno in modo che tutto questo possa accadere.

Ci ringraziano: prima, pregando per noi, e poi cantando e danzando. Dovremmo essere piuttosto noi a ringraziare loro che ci danno questa possibilità, ricordandoci quanto siamo fortunati ad avere accesso alle cure mediche e ad averne i mezzi.

Gli sguardi di questi bambini ci accompagneranno anche quando lasceremo questa nave e ci ricorderanno che tutti insieme possiamo fare di più per aiutarli.

Marion, la volontaria svizzera che presta servizio allo “hope center”, lavorando una media di dodici ore al giorno, ci accompagna e ci fa visitare l’ospedale.

Ci sono circa venti posti letto, con letti a castello, e il centro è molto strutturato e organizzato, anche se totalmente diverso dall’ospedale presente sulla nave.

I bambini devono essere prima nutriti per poter affrontare un’operazione e Marion deve sorvegliare affinché consumino degli alimenti, perché alcuni non lo fanno, per poterli poi rivendere.

C’è molta povertà in questo Paese: talmente tanta che non possiamo nemmeno immaginarla.

Siamo rimasti nel cortile a giocare un po’ con questi bambini con gravi malformazioni fisiche, gambe arcuate e altro e pensare che Mercy Ships presto donerà loro una seconda vita è qualcosa di incredibilmente emozionante.

Dopo lo “hope center” abbiamo conosciuto il chirurgo endocrinologo, che ha fatto un viaggio di 24 ore per arrivare sul Global Mercy. Ha già prestato servizio sull’Africa Mercy e ci ha raccontato quanto sia organizzata Mercy Ships, dallo screening alle preparazioni delle operazioni e di quanto lui si senta privilegiato a servire Mercy Ships.

Vede circa quaranta pazienti al giorno, tra cui due o tre molto gravi e alcuni tornano regolarmente. Purtroppo, non possono operare i tumori maligni, perché non sarebbero in grado di offrire le cure necessarie e i trattamenti dopo le operazioni.

È stato emozionante vederlo commuoversi quando ci ha detto che la sua missione sta per giungere a termine e che dovrà partire per tornare a lavorare negli USA, ma tornerà – ne è sicuro – e ne siamo sicuri.

Anche questa terza giornata, come le altre precedenti, ha lasciato un segno indelebile nelle vite di tutti.

DONATE ORA PER MERCY SHIPS

Hope Center

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